Le Chiese

Nelle chiese di Pietracupa si svolgevano, oltre al culto, i momenti più intensi della vita del paese.

Chiesa rupestre

La La grotta è antichissima; tra l’XI e il XIV secolo fu usata come posto di guardia del castello e poi tribunale del barone: di cui rimane all’esterno un portale sormontato da un arco e, sulla chiave di volta, il bassorilievo di un Cristo giudice rovinato dal tempo, con la scritta SALVATOR.
Tra il XV e il XVI secolo diventò provvisoriamente una chiesa.  Nella grotta, a destra dell’ingresso, una finestra strombata di tipo militare guarda sulla valle,  dal soffitto scende un troncone di pilastro e ci sono incastri di pietra con buche destinate a sostenere  una grossa trave, nella parete di fondo c’è un accenno di sporgenza, forse i resti di un altare: tracce degli  usi diversi a cui fu adibita. La piazza davanti all’ingresso franò nel terremoto del 1805,  e l’ingresso una finestra. Scavato un altro accesso, la grotta diventò abitazione, stalla, magazzino, discarica.  Il 30 ottobre e il 1° novembre 1943 ricoverò durante i bombardamenti parte della popolazione.  Nel 1977, su proposta del parroco don Orlando Di Tella, il lavoro volontario degli abitanti la recuperò  come cuore del paese in cui occasionalmente si svolgono funzioni di culto. Una macina di mulino diventò l’altare e su di esso fu sospeso un antico crocifisso senza braccia trovato
fra i rifiuti, volutamente non completato dal restauro (“le mie braccia siete voi”); un pilastro, che in origine reggeva una croce stazionaria all’esterno di San Gregorio, diventò il tabernacolo. C’è poi una Natività, gruppo di sculture in ferro oprera di Fernando Izzi, donata da Benedetto Di Iorio. Intorno all’altare le panche in cerchio rimandano a una intensa visione comuitaria: vi si svolgono attività
sociali e culturali e, per la sua stupenda acustica, concerti. Unica nella sua commovente povertà, accoglie sempre più visitatori.

San Gregorio Magno

Costruita una prima volta nel 1360 in stile gotico e distrutta dal terremoto del 1456, la chiesa fu ricostruita sulla stessa area nel 1560, data che si legge nell’affresco delle sante Agnese e Lucia sulla  parete a destra dell’altare. Testimonianze del primo edificio sono alcuni resti, capitelli e acquasantiere e una statua lignea di San Sebastiano conservata nella chiesa di Sant’Antonio, ma la più importante è un architrave  murato sopra la porta posteriore con l’incisione “A. D. MCCCLX MAGIST RICCARD SYMONI ME FECIT”  (Anno del Signore 1360 il maestro Riccardo di Simone mi fece). Sopra la scritta c’è un agnello con la croce,  simbolo del Pastore celeste, e ai lati due stemmi, probabilmente l’insegna del signore Roberto di Pietracupa. A fianco della scritta, si leggono alcune lettere che significano “Tempio costruito al tempo del patrono Roberto”. Il restauro del 1987 si deve all’impegno del parroco Don Orlando Di Tella, dei residenti e degli emigrati negli USA.

Sant’Antonio Abate

Nella seconda metà del 1600 gli amministratori del Pio Ospedale fecero scavare nella Morgia una nuova chiesa dedicata a sant’Antonio Abate completando il perimetro con muri di pietra.
Sulla facciata a capanna si aprono un portale sormontato da un timpano spezzato e tre finestre.
Già in funzione nel 1695, fu consacrata dal vescovo come chiesa matrice nel 1726. Alle origini il pavimento era di nuda roccia, a sinistra dell’abside c’era l’altare del Pio Ospedale dedicato a Sant’Antonio Abate, a destra si allineavano gli altari della Madonna delle Grazie e del Purgatorio, a cui si aggiunse nel 1703 quello della Santissima Croce, eretto dal governatore baronale Cosmo D’Onofrio
che volle essere sepolto ai suoi piedi. Nel 1805 il terremoto fece franare la piazza che si apriva qualche metro sotto l’ingresso. Mentre si costruivano nuove scale per l’accesso alla chiesa matrice, completate dopo cinquant’anni, si scavò un
corridoio ad arco nell’angolo a sinistra del portale, su cui fu aperta una seconda entrata. Agli inizi del ‘900 gli emigrati in America donarono alla chiesa un’acquasantiera in pietra e la fecero rinnovare in stile barocco, ma nel 1980 un intervento della Sovrintendenza ai BBCC di Campobasso  riportò la chiesa alla sua rigorosa essenzialità.

Le statue Le statue lignee che oggi si possono vedere nelle chiese raccontano paure e speranze del tempo  passato. Nella chiesa di San Gregorio c’è il protettore del paese, san Gregorio Magno appunto, su cui esiste una leggenda popolare. Si diceva che la statua antica provenisse da Agnone; portata a Pietracupa,  tre volte gli agnonesi vennero a riprendersela ma ogni volta la statua se ne tornava a Pietracupa posandosi su una quercia. Fu per questo, si raccontava, che le fu costruita la chiesa. L’attuale statua del diciottesimo secolo é attribuita allo scultore Silverio Giovannitti, di Oratino.  C’è poi la statua di San Rocco, invocato protettore contro la peste dopo quella terribile del 1656: mostra sulla gamba il segno di un bubbone e ai suoi piedi c’è un cane, il solo essere vivente che, secondo
la leggenda, gli portò del pane. Nella chiesa matrice c’è la statua di Sant’Antonio Abate, il protettore delle greggi, molto invocato quando la pastorizia era la maggiore attività del paese. Più antica di tutte, c’è la statua lignea di San Seba-stiano, a cui il tempo ha consumato l’estremità delle gambe. Ci sono poi tre statue legate alle migrazioni in Puglia dei mietitori pietracupesi: San Nicola di Bari, San Michele del Gargano e la Madonna Incoronata della ”di Foggia” posata su un albero e circondata da angioletti. Si racconta che presso Foggia nel 1001 apparve sopra una quercia in un gran chiarore una Signora. Un contadino che arava lì vicino, Strazzacappa, la vide e corse con i buoi a inginocchiarsi ai suoi piedi. Poi prese una caldarella e ne fece una lampada versandovi dell’olio che poi divenne miracoloso. Il luogo era sulla via di pastori, mietitori e pellegrini, così il culto si diffuse e arrivò a Pietracupa.